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|  | Un sogno realizzato condividendo i valori più nobili dell'essere umano, dispensando amore, offrendo speranza, infondendo fiducia e rispetto nel prossimo.
Il sognatore - che indossa contemporaneamente le vesti del missionario, del volontario laico, del padre di famiglia, del filantropo, dell'operatore sociale, del pedagogo, del progettista e costruttore, del "politico" che lotta quotidianamente per scardinare le ingiustizie, del "rivoluzionario" che non dorme la notte pensando alla povertà - E' Marco Roberto Bertoli e il suo sogno è la città dei ragazzi.
Queste poche pagine ruotano attorno a questi due perni, al nostro connazionale (che è anzitutto un amico) e alla sua Opera sociale in Brasile, il cui modello potrebbe davvero rivoluzionare la strategia di lotta alla miseria e di riscatto dei ceti sociali più deboli. Perchè il nostro Marco Roberto Bertoli è, nonostante la sua giovane età, con tutti i suoi pregi e difetti, uomo saggio e lungimirante, che non sa darsi pace di fronte alla povertà nella cui morsa troppo spesso finiscono i più deboli: i bambini.
Sa tacere, perchè la diplomazia è una sua virtù, ma al silenzio (che spiazza i suoi nemici) seguono, seppur fra mille comprensibili difficoltà, i fatti.
Ed i fatti rappresentano l'architrave di questa manciata di pagine intrise d'inchiostro, dove si racconta solo la verità, la pura verità, così come apparsa ai miei occhi (e non solo).
Si racconta, qui, la scelta di vita di un ragazzo bresciano che pur avendo tutto ha maturato, nel tempo, la necessità spirituale di abbandonare tutto e tutti per dedicare se stesso (anima e corpo) ad un progetto lodevole.
Accogliere bambini di strada, insegnare loro a leggere, scrivere, fare di conto... offrire un tetto ed un pasto, garantire una formazione professionale per camminare poi con le proprie gambe, far conoscere una vita dignitosa e soprattutto donare un sorriso, una carezza, un poí d'amore.
Sarebbe già questo un risultato oltre modo sufficiente per comprendere la bontà di quale vigorose braccia e di quella mente italiana al servizio dei poveri, a laboratorio di parrucche, sulla strada per San Pancrazio di Palazzolo, nella primavera del 1998) e successivamente l'associazione "Il padre pellegrino".
Quella promessa mi ronzava nella testa ogni giorno, alimentata anche dalla curiosità che, col trascorrere dei mesi, faceva la parte da leone, perchÈ le notizie che giungevano dalla missione si facevano sempre più pressanti, interessanti, incredibili, meritevoli davvero di un approfondimento.
Ma non era tutto. Perchè al di là della promessa (e tale andava mantenuta: per me la parola ha ancora un valore) e della legittima curiosità, líinvito di alcuni amici dell'associazione che sciorinavano sul tavolo fotografie e EImati della "città dei ragazzi" si faceva sempre più convincente.
Ma la svolta arrivò l'inverno scorso quando, con una fugace e disturbata telefonata da Barbacena (13.000 chilometri dall'Italia), lo stesso Marco Bertoli mi esortava a pigliare il primo aereo ed a raggiungerlo oltre oceano.
Sei come un fratello che, per me ed i miei bambini, ha fatto molto. . vieni a farmi visita, vieni a vedere.., la nostra casa sarà la tua casa.
Quelle parole, che lasciavano trasparire una certa emozione, mi facevano comprendere che non potevo più tergiversare, che dovevo assolutamente ritagliarmi una decina di giorni e "metterci il naso" in quella lontana missione.
Ormai ero convinto e sapevo per certo di fare un grande regalo non solo a Marco ma pure a sua madre che vive per quel figliolo e ogni qual volta che parla di lui le si arrossano gli occhi.
Deciso, si parte, ma a condizione, al mio ritorno, di intingere il pennino nel calamaio e riempire qualche foglio bianco. Ora posso dire che la promessa, seppur con qualche manciata di mesi di ritardo, è stata mantenuta. |
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|  | Era l'anno del 2005, la primavera bussava ormai alle porte.
La promessa fatta alla signora Milena, madre di Marco, durante una telefonata serale, un paio d'anni prima, era ormai divenuta un chiodo fisso nella mia testa e non potevo più eluderla.
Una promessa? Già, in sostanza le avevo promesso che, prima o poi, avrei fatto visita al figlio in Brasile, per rendermi conto, con i miei occhi e con le mie orecchie, di quello che realmente stava accadendo laggiù e di cui, per anni, avevo scritto sul Giornale di Brescia, utilizzando, come fonte d'informazione privilegiata, proprio loro, i coniugi Bertoli (ricordo ancora il primo incontro con il signor Roberto), nei suo 13000 chilometri di distanza da noi, ma non finisce qui.
Perchè offrire ai contadini brasiliani ed ai ceti più bistrattati di quel Paese strumenti per risollevarsi dal torpore sociale ed economico, che alimenta solo disperati esodi verso le favelas delle città e che "sforna" figli di strada, abbandonati e diseredati, è l'altro aspetto di quella vita dedicata a combattere l'ingiustizia.
Sino all'ultimo respiro, sino ad esaurire l'ultima briciola di forza.
Ho avuto l'onore, il privilegio di toccare con mano e di vedere, a pochi centimetri dal mio naso, quella realtà brasiliana, quell'Opera sociale e il suo fondatore e ora indiscusso regista.
E ora ho il piacere di raccontarvi tutto, non tanto per convincervi a sostenere quel progetto, l'associazione "Il padre pellegrino" o per sottoscrivere un'adozione a distanza o le tante altre iniziative umanitarie del sodalizio, ma perchè credo sia giusto offrirvi la possibilità di conoscere un "amico", un uomo davvero speciale.
Perchè voglio raccontare, attraverso una sorta di diario, attraverso la cronaca nuda e cruda, la storia di un ragazzo italiano che in Brasile ha fatto scintille.
E credetemi, non per se stesso, non per sua gloria o ambizione, ma per amore del prossimo.
Spendere qualche parola, qualche pagina per narrare Marco Roberto Bertoli significa pure parlare di un trentenne che ha già fatto molto (lui direbbe invece che ha fatto poco o nulla) ma che potrebbe, con la forza della sua mente e della sua voce, cambiare davvero il Brasile.
E pensiamo che davanti a lui (e glielo auguro con tutto il cuore) cí sia ancora tutta una vita da vivere, da combattere, anche solo per dare dignità e speranza ad almeno trenta milioni di persone che vivono nell'incertezza, nell'oblio, nell'oscurità di una notte che non finisce mai. |
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| Premessa 1 La promessa 3 Finalmente si parte 5 L'abbraccio con Marco 15 L'incontro con la grande famiglia 19 La "conversione" di Marco 27 L'arrivo di Marco in Brasile 33 La "città dei ragazzi" a Barbacena 39 I bambini 55 Ia scuola 63 Viaggio nelle favelas 67 La "città dei ragazzi" ad Antonio Carlos 79 Serata all'Università di Barbacena 83 Marco e la politica 85 La raffineria 87 Un piccolo dono 91 Il ritorno in Italia 95
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