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padrepellegrino
L'Associazione

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Chi siamo

L’associazione “Il padre pellegrino” fu fondata in Italia a seguito di un’iniziativa intrapresa da Marco Roberto Bertoli, un giovane missionario cattolico di Palazzolo sull’Oglio, che coinvolse un gruppo di volontari laici, con lo scopo di prestare il loro servizio nelle aree più bisognose del mondo.

Seppur provenendo da esperienze differenti quali l’Africa, l’America Latina e l’Oriente, i membri vivono il medesimo spirito di solidarietà e cooperazione, che ha trovato nel Brasile il denominatore comune dove concentrare le forze ed installare la propria bandiera. Agli aiuti nel Nord del Brasile, Stato del Parò e nel Nord-Est, Stato del Cearà e del Pernambuco, che sostennero piccoli e medi progetti (medicinali, materiale scolastico, vestiario, macchinari vari) seguì un’iniziativa più complessa ed impegnativa: costruire una “città dei ragazzi”.

Una comunità fondata sul principio unico dell’amore, in cui i bambini ai quali il destino non aveva offerto altro che una strada dove dormire, trovassero il calore umano che permettesse loro di crescere, di maturare, di sperare: in breve, di vivere.

Ma perché abbiano una vita degna, un futuro ricco di gioia e di soddisfazioni, è necessario offrire loro un’istruzione adeguata, conforme al mercato del lavoro.

L’associazione “il padre pellegrino” in Italia conta su un discreto numero di persone, di differenti classi sociali, che hanno accolto la richiesta di aiuto con entusiasmo e dedizione integrandosi perfettamente nello spirito dell’opera missionaria.

Genesi del progetto

Il progetto fondato nel 1998 dall’associazione in Brasile si finalizza all’accoglimento di bambini abbandonati o in situazioni di grave precarietà - morale, culturale, finanziaria e alla preparazione professionale di adolescenti provenienti dalla regione “zona da moto” situata al centro sud brasiliano, specificatamente nell’area compresa tra Juiz de Fora e Conselheiro Lafaiete.

La decisione di intraprendere un’opera missionaria in tale contesto geografico si giustificò attraverso le seguenti considerazioni:

La regione “zona da mata” oltre ad avere un alto indice di analfabetismo e di disoccupazione, non possiede alcuna struttura sociale capace di ausiliare le numerose necessità createsi in funzione del massiccio esodo dalle campagne e il conseguente superaffollamento delle città (quali Barbacena, Barroso, Conselheiro Lafaiete, Santos Dumont, Matias Barbosa e Juiz de Fora). La loro crescita disordinata ha portato con sé una degradazione ambientale senza precedenti, un aumento della povertà, del numero di favelas e una conseguente crescita della violenza urbana.

Queste città medio-grandi rimangono, nonostante il loro aspetto commerciale, di vocazione agricola. Una delle priorità dell’associazione è infatti riavvicinare l’uomo alla terra riscattando in lui l’amore, la conoscenza teorico-pratica, l’interesse per attività agrotecniche.

La possibilità di essere ubicati alla periferia di un centro urbano, permette di sviluppare una politica agricola senza tralasciare l’addestramento di manodopera specializzata, finalizzata ad attività commerciali, artigianali e industriali.

 

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