|  | la fonte di queste informazioni è tratta dal periodico dell'associazione edito nel 1998. |
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| |  | BRASILE
"se il paradiso terrestre esiste da qualche parte, non può essere lontano da quel Paese".
Amerigo Vespucci
Il Brasile non è uno Stato, ma è un mondo. Un mondo per la sua superficie di più di otto milioni e mezzo di km quadrati, circa 28 volte l'Italia, per i 4400 km che separano la sua frontiera orientale con la costa dell'Atlantico, per le sue spiagge di 8.000 km sopra l'oceano.
E' un mondo per la diversità dei suoi paesaggi e del suo clima, tropicale qui, temperato, per le sue ricchezze naturali di tutte le specie, per le cordigliere di montagne, i fiumi e le foreste che le isolano, che le difendono e paiono prolungare allíinfinito i suoi limiti politici.
L'amore per la vita, la passione per il ritmo e i colori, l'apprezzamento della bellezza, sono elementi che compongono il temperamento della popolazione locale.
Spontanei e cordiali, i brasiliani sono noti per il senso dell'umorismo che li porta fra l'altro a prendere in giro i portoghesi o ad ascoltare le battute che questi ritorcono nei loro confronti: un gioco in cui nessuna delle due parti si risparmia.
I brasiliani amano il loro Paese anche se appaiono sempre pronti ad analizzare criticamente l'operato dei politici.
Un certo senso di inferiorità, comune nelle classi medie, verso i paesi a forte industrializzazione, si va oggi trasformando nella sensazione di essere un grande Paese in via di sviluppo, con enormi ricchezze da sfruttare, che crede nel proprio futuro: un processo che è conseguenza naturale della rapida crescita e del ruolo sempre più importante che il Brasile ha assunto nell'America Latina e nel mondo.
I legami familiari sono profondamente sentiti dai brasiliani.
I giovani trattano con affettuoso rispetto i genitori, e in genere tutti gli adulti amano i bambini.
Le famiglie tendono spesso a vivere unite, o a mantenere comunque stretti i rapporti tra parenti, secondo un modello di tipo matriarcale. Molte sono oggi le donne che lavorano.
Si trovano numerose dorme tra gli scienziati, gli artisti, i professori universitari, i medici, i giornalisti e anche fra i membri del Congresso e del Governo.
L'altro volto del Brasile è, al contrario, triste e doloroso.
Nelle grandi metropoli, ai piedi dei lussuosi palazzi si estendono milioni di baracche che arrivano a confondersi con l'orizzonte, capanne ammassate sulle fogne delle città con un tetto di cellophane, ospitano in 4 mq fino a dieci persone. CosÏ il Brasile vive la più grave ingiustizia sociale del mondo.
Una breve occhiata a questa situazione mostra quanto profondamente la violenza sia incrostata nel modo di vita brasiliano.
Una violenza esplicita massacra centinaia di bambini crivellando il loro petto con colpi di arma da fuoco.
Una violenza più occulta affonda le sue radici nel sistema economico. In un paese di 160 milioni di abitanti il 1% della popolazione economicamente attiva (660.000 persone) possiede il 90% delle ricchezze.
Circa 100 milioni di persone vivono permanentemente subnutriti.
Il tasso di mortalità infantile è del 10%, uno dei più alti del pianeta. Il salario minimo mensile puù sostenere il solo 30% delle necessità basiche di una famiglia.
Spesso i bambini già all'età di 4-5 anni sono costretti a mettersi alla mercè di sfruttatori lavorando il giorno intero per una tazza di caffè e per le poche monetine che al fine settimana possono consegnare alla madre, vera guardiana della famiglia.
Povertà e miseria non sono la stessa cosa.
La povertà ha una dignità, profonda e santa, la miseria no.
Divide le due condizioni non solo il tipo di precarietà economica ma soprattutto la presenza di speranza nell'una, di disperazione nell'altra.
Nel secondo caso talvolta i bambini si improvvisano ladri, ladri di vita!
Per evitare questo inconveniente, spesso i negozianti contrattano sterminatori, polizia militare e civile per compiere veri e propri massacri.
Tra il 1995 ed il 1997, 4.611 bambini furono assassinati. Circa 6 al giorno.
Don Paulo Evaristo Arns, Vescovo di San Paolo ricorda: molte volte i bambini di Piazza Sè furono vittime di sterminatori perchè si diceva: è necessario uccidere il serpente quando è piccolo perchè non cresca ed aumenti il suo veleno; e loro, continua, non sapevano che quei bambini volevano solo un pane, una carezza, una casa.... |
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 | | Bambini con la morte addosso... | |
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|  | BAMBINI con la morte addosso.
I meninos de rua sono bambini brasiliani dai sei ai quindici anni.
Riescono a sopravvivere con espedienti e sono vittime degli squadroni della morte assoldati dai ricchi.
I vescovi denunciano, sacerdoti e volontari si danno da fare, ma il mondo resta a guardare.
Un bambino è costretto ogni giorno a sfuggire alla presa dei poliziotti.
Sono dei piccoli parassiti del mercato che sfrecciano tra i banconi rubando il necessario per sopravvivere.
Per provvedere a necessità alimentari, scippano i turisti o sfilano il borsellino da qualche borsa distratta. La loro droga è la colla. Ottima quella usata dai falegnami, ma più efficace è il mastice dei calzolai, dall'odore più pungente. La chiudono in un sacchetto di plastica o in una scatolina e ci infilano il naso. Aspirare la colla è un esercizio utile a far passare in fretta le notti a pancia vuota dentro lo scatolone di cartone che fa da casa.
I vapori della colla bruciano il cervello con un quieto stordimento.
Quando un menino de rua non ha i soldi per comprarsi il mastice svita il tappo del serbatoio di un'auto in sosta, annusa la benzina e così si placa.
Sono milioni i bambini di strada che rappresentano lo scandalo del Brasile.
I meninos de rua resterebbero una piaga ignota fuori dal paese se non venissero giustiziati con tragica regolarità dagli squadroni della morte in orrende stragi che finiscono sui giornali di tutto il mondo e sollevano un'indignazione momentanea, ma poi tutto resta come prima.
Per il fenomeno è tristemente in crescita negli altri stati sudamericani: in Bolivia, Perù, Cile, i ninos de la calle invadono tutte le grandi città.
Gli abitanti di questo pianeta allìombra crescono senza gioia e senza sorrisi, di giorno vagabondano nel traffico, negli immondezzai, nei luoghi turistici in cerca di unìoccasione per arraffare cibo o spiccioli, di notte accucciati sotto i cartoni, nei buchi dei muri, sotto i ponti.
La legge della giungla stradale li riunisce in branchi, così la loro debolezza diventa la forza temibile degli asaltantes capaci di aggredire chiunque. |
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 | | Favelas, un mondo nella Città | |
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|  | Favelas:
Un mondo nella città...
Arroccate sui pendii delle periferie delle grandi metropoli o distese sulle fogne a cielo aperto, le favelas rappresentano una delle piaghe più tristi e dolorose del Brasile. Abitazioni senza luce o acqua, sono il contrasto o meglio, la contraddizione, delle città industrializzate.
In spazi che spesso nemmeno raggiungono i 10 metri quadrati abitano talvolta più di dieci persone.
I favelados sono milioni, generalmente immigranti dalle campagne che, attratti dal bagliore delle luci della città, inseguono il miraggio di dare un'istruzione migliore ai loro figli e di trovare un lavoro meglio remunerato.
Incontreranno invece una baracca, di cui, a volte, dovranno anche pagare l'affitto, e un misero impiego che li costringerà a far lavorare tutti i membri della famiglia, grandi e piccoli, per aiutare nelle spese di sopravvivenza, I loro figli cresceranno analfabeti, costretti a contribuire alla manutenzione familiare, senza studio e senza svaghi; e i ricchi, dalla finestra, stanno a guardare.
Destino Brasile:
Gli aerei non sono pieni di missionari...
Attratti dalla fama del Brasile di possedere mulatte scultoree e libera sessualità, turisti europei e nord-americani principalmente, corrono tutti gli anni sulle spiagge, stimolati da pacchetti turistici che includono prestazioni di servizio di bambine e adolescenti.
Questa situazione è favorita dal fatto che, senza alcuna prospettiva di vita, le bambine e le giovani povere coinvolte in questo traffico hanno un sogno in comune: incontrare un turista ricco che s'innamori di loro e le porti a vivere nel suo Paese di origine.
Molte di loro, di fatto, sono condotte all'estero, principalmente in Europa, dove sono mantenute, o meglio, segregate, in una situazione di carcere privato e di isolamento culturale, terminando frequentemente con seri problemi di salute mentale.
In Fortaleza, oltre al turismo sessuale, esiste una rete di traffico di neonati; in Natal, l'alto indice di bambine prostitute si spiega per la totale mancanza di opportunità di lavoro e di studi; esiste un interscambio di prostitute tra i proprietari delle case chiuse del Nord, Nord-Est e Centro Ovest; in Joo Pessoa, le terribili secche annuali che bruciano ogni raccolto prosciugando anche il pozzo più profondo, riducendo alla fame ed alla sete migliaia di famiglie, inducono i genitori ad accettare che le loro figlie minori di tredici anni vendano la propria verginità per un pugno di dollari.
In Recife, la caratteristica fondamentale della prostituzione è l'esistenza di un grande numero di turisti stranieri (tedeschi, francesi, svizzeri e italiani) che, contattati sulle spiagge, abusano sessualmente delle bambine con l'appoggio dei tassisti, o dei proprietari alberghieri; poi, ritornando in patria, senza dimenticare il regalino per la fidanzata, in compagnia di amici, rivelano con gloria i loro abomini, vantandosi che la bambina era tanto disperata da accettare per un solo dollaro.
In S. Paolo, la maggioranza delle prostitute adulte, furono adolescenti prostitute; le giovani sono dipendenti di crack e vengono utilizzate come aerei per il traffico di droga, con uno schema molto simile a quello dell'Amazzonia dove esiste una vera e propria schiavitù di bambine.
Chi paga per i servizi delle bambine-prostitute? Nelle grandi città sono uomini stranieri con un'età compresa tra i 30 e i 50 anni, generalmente di classe medio-bassa che utilizzano le loro economie per ferie a prezzo stracciato.
Ci auguriamo non sia necessario aggiungere altro.
FONTE UNIVERSITA' CATTOLICA DI S. PAOLO |
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|  | IL QUOTIDIANO...
Il mangiare che compriamo al supermercato, dal succo di arancia ai fagioli, riso o zucchero, sono anche questi il risultato di lavoro di milioni di bambini che, con le loro famiglie, quotidianamente, lavorano nei campi, seminando e cogliendo, caricando pesi ben maggiori di ciò che le loro braccia sopportano, lontano dalla scuola, dagli svaghi, o da una professione adeguata.
I vestiti che usiamo vengono dai campi di cotone, dalle fabbriche di tessuti e confezioni, dove bambini e adolescenti vendono il loro sforzo per un misero pane.
Allo stesso modo, sono molte le probabilità che le scarpe che usiamo, e che sono l'orgoglio degli esportatori nazionali, siano anch'esse un prodotto del lavoro di un bambino o di una bambina di 6 o 7 anni, che, nella sua propria casa, o in fabbrica di periferia, in S. Paolo o nel Rio Grande do Sul, cuce ed incolla cuoio e tessuti, respirando prodotti tossici rischiando intossicazioni e malattie croniche; spesso nelle famiglie alla mercè di tali criminose attività, si vive nella vergogna che qualcuno veda o sappia: per questo, si lavora con le finestre chiuse intossicando ancor di più questa povera manodopera.
Le condizioni di lavoro offerte per tutta questa serie di settori dell'economia che impiega il lavoro infantile sono varie e infinitamente dure.
Molti di coloro che impiegano bambini e adolescenti li preferiscono agli adulti, per la loro abilità, la maggiore disciplina e soprattutto per un salario irrisorio.
Possiamo altrettanto pensare che le povere mamme desiderano che i figli lavorino, dall'età di 6 anni, per guadagnare qualche soldo ed aiutare in casa.
Quando il denaro non è sufficiente per sostenere tutta la famiglia - ed è la situazione di milioni di brasiliani - sono i bambini ed i giovani che devono aiutare.
Escono allora per lavorare uniti ai propri genitori, o soli, guadagnando l'essenziale per incrementare la rendita familiare. Per questa ragione, una delle prime cause del lavoro infantile è la povertà. Questo fattore è, dal punto di vista dei genitori, una giustificazione sufficiente per la quale accettino che i figli lavorino fin da piccoli ed in pessime condizioni, forzandoli cosÏ ad incorporarsi precocemente ed indegnamente nel mercato del lavoro.
Per queste ragioni, genitori e figli difficilmente vedono la scuola come la cosa più importante. |
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 | | La difesa armata della capitale | |
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|  | La difesa armata del capitale
Secondo Luciano Mendes de Almeida, ex-presidente della Confederazione episcopale brasiliana: In Brasile quelli che hanno sempre di più non sanno condividere con gli altri. il resto non arriva ma ad avere un lavoro, un salario adeguato, una casa.
Il salario del 70% della popolazione brasiliana è di 40 dollari al mese (70.000 lire italiane). Il 47% dei terreni coltivabili è nelle mani dei pochi latifondisti.
I ricchi, che rappresentano il 6% della popolazione brasiliana, detengono il 90% del reddito nazionale, mentre il resto della popolazione si deve accontentare del restante 10%.
I meninos de rua costituiscono la variante impazzita dell'attacco al capitale, l'elemento di caos nelle regole dell'economia. E allora è nata la controffensiva: gli Squadroni della morte. Sono formati da ex poliziotti oppure da poliziotti in servizio che, nelle ore libere, compiono spedizioni punitive contro le bande minorili.
Vengono pagati da gruppi di commercianti, da associazioni di cittadini abbienti, da rappresentanti di quartiere. E restano praticamente impuniti.
Agenti della polizia militare erano i giustizieri degli otto bambini massacrati sul sagrato della chiesa della Candelaria, a Rio de Janeiro, la notte del 23 luglio 1997.
Il massacro ha fatto notizia per la sua spettacolarità, otto bambini uccisi in un colpo solo non era mai accaduto. La polizia è sotto accusa anche per la strage della favela Vigaro Geral, che ha visto morire sotto gli spari all'impazzata di un comando poliziesco di 30 persone, la metà sotto i diciott'anni, in rappresaglia per l'uccisione di quattro poliziotti entrati nella favela a riscuotere il pizzo dagli spacciatori.
I meninos de rua vengono chiamati anche ´marcados para morer, marchiati per morire.
Etichetta coerente in un Paese che li vede nascere non come segno di speranza ma come una piaga di cui liberarsi. |
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|  | UOMINI SENZA INFANZIA
Quando l'auto si ferma al semaforo, appare lui, frettoloso ed ansioso, pulendo il vetro con uno straccio o con un rullo di dubbia efficacia. Generalmente ha dai 9 ai 1 3 anni, anche se spesso è molto più giovane.
E' mulatto o nero, gracile e basso per la sua età, come tutti i bambini male alimentati. Non sa leggere nè scrivere, perchè andò a scuola forse solo un anno e vive nella sua postazione di lavoro 10 , 12 ore al giorno.
Il suo futuro nemmeno per questo è incerto: è probabile che non andrà mai più a scuola e sempre farà lavori duri e mal retribuiti, dove, se avrà fortuna, riunirà le condizioni per una vecchiaia miserabile, insufficiente per sopravvivere.
L'esperienza di vivere in strada la maggior parte del tempo sarà cruciale.
Forzati ad andare in strada per la necessità di lavorare, molti bambini vi rimangono permanentemente, perdendo i loro vincoli familiari.
Lentamente, si legheranno più ai valori caratteristici di ciò che si potrebbe chiamare "cultura della strada".
La loro vita, se nessuno correrà in loro aiuto, sarà un lento morire.
Chi viaggia dentro la propria automobile con una stretta al cuore, si vergogna, indignato, rabbioso o indifferente, forse nemmeno immagina quanti bambini adolescenti come coloro che incontra ai semafori, nei parcheggi e sui marciapiedi, esistono: sono 26 milioni circa nel solo Brasile ed il loro lavoro, le loro vite, i loro corpi in crescita, sono presenti nel quotidiano della grande maggioranza dei cittadini del mondo in virtù dellíimportante impulso che danno a tutti i settori dellíeconomia.
L'automobile su cui viaggiamo, per esempio, sia privata o sia un autobus, è fatta principalmente di acciaio, che a sua volta è prodotto dal lavoro infantile nel Mato Grosso do Sul, o nel Minas Gerais.
Bambini e adolescenti lavorano 12 , 14 ore al giorno, sette giorni per settimana, per produrre il carbone vegetale usato nella sua fabbricazione, come la Mercedes, Ford, Fiat, VW, GM, nel comprare líacciaio, stanno, in verità, alimentando una catena di produzione economica, dove si utilizza sempre più spesso il lavoro minorile.
Se il combustibile di questo veicolo è l'alcool (buona parte delle automobili brasiliane funzionano ad alcool), anche in questa circostanza stiamo beneficiando del lavoro semi-schiavo di centinaia di migliaia di bambini, che nei canneti di Rio de Janeiro o del Nord-Est, lavorano 10-12 ore al giorno, con un salario di lire 20.000 a settimana, senza diritto a una qualsiasi assistenza medica nel caso di incidenti, che oltretutto sono molto frequenti. |
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