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lunedì 17 marzo 2008
Pasqua 2008
By Patrizia @ 11.33 :: 213 Views :: Brasile - LETTERE DI MARCO ROBERTO
 

 

 

 

Barbacena, 11 Febbraio 2008

                  

                             

 

Cari amici, padrini, collaboratori,

 

per molti anni ho visto la vita come un’ eterna battaglia di cause nobili, in un universo di vittorie e sconfitte. In realtà nella lotta contro la povertà non ci sono né vinti né vittoriosi , esiste soltanto un dimenticato mondo di sofferenza ricordato da alcuni che si sforzano quotidianamente di cambiarlo o, per lo meno, di migliorarlo. Nostra è l’ azione, di Dio i meriti e i risultati.

Alleviare il dolore di qualsiasi essere umano è forse l’ atto più nobile che possiamo compiere nella vita; in questi gesti non deve esistere il malinteso di essere stati buoni o di aver compiuto una buona azione: è il nostro dovere, la nostra missione, il nostro supremo compito. Non è necessario rivolgerci al terzo mondo per trovare la sofferenza: possiamo sentirne la presenza tutti i giorni, nelle più differenti dimensioni, accanto a noi. Al cercare di curarla ci dimentichiamo dei nostri, molte volte piccoli e miseri, mali. E’ così, semplice e vero, la miglior forma di non sentire le nostre pene è di preoccuparci di risolvere quelle degli altri. Pochi mesi fa mia madre ha rotto la gamba in vari punti, in un’escursione in montagna. L’ ho invitata – o intimata-  a venire in missione per un rapido recupero. E’ arrivata sulla sedia a rotelle, con evidente sconforto morale e deperimento fisico. In pochi giorni l’ho vista camminare e servire il pranzo ai nostri bambini. No, non è un miracolo; è la capacità di comprendere la storia di un bambino che non ha conosciuto la madre o il padre e di fronte al quale  non abbiamo il coraggio di sentirci ammalati.

Le missioni e i missionari hanno il privilegio di vivere, senza tregua, la marcia verso un destino meno tragico delle povere popolazioni del mondo e la possibilità di essere in tutti i momenti messi alla prova dalla dura scuola della vita.  In missione apprendiamo a non giudicare, perchè a poco serve. Apprendiamo a non esitare, perchè altrimenti è sempre troppo tardi. Apprendiamo a scusarci e metterci in discussione quando sbagliamo, perchè non possiamo educare senza umiltà. Ci sforziamo di perdonare, non per dimenticare l’ accaduto ma per ricordarlo senza amarezza.

Proprio sul perdono, pochi giorni fa, un caro amico, generale dell’ aeronautica militare brasiliana, mi scrisse:

“ Chi vuole stare vicino a Dio non può farlo con mezza volontà. Per questo, per percorrere il cammino spirituale al quale è stato chiamato per sua propria iniziativa, avrà bisogno di appoggiarsi sui suoi migliori sentimenti, la sua più autentica volontà e il sincero desiderio di perdonare . Poco prima di morire Gesù espresse una delle sue ultime volontà: Padre,  perdonali perchè non sanno quello che fanno. ”

Auguro a tutti di vivere la loro missione in questa epoca pasquale affinché diventi la sua vera ricchezza e il suo grande tesoro.

 

Con gratitudine e affetto sincero

Marco Roberto Bertoli

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