Barbacena, 15 Maggio 2007
Carissimi amici, collaboratori, volontari e padrini,
il giorno 28 Aprile , nel bosco del San Michele, all’ora del tramonto, ho promesso la mia fedeltà in matrimonio a Elite Veloso. Per cambiare la dolcezza, la generosità e l’amore donatomi ho regalato a lei ciò che ho di più prezioso: i miei figli, principi di questa casa, le loro speranze, i loro timori e i loro sogni.
Tale evento mi spinge a fare alcune riflessioni a riguardo, nella certezza di vivere nella mia vita il privilegio dei molteplici volti dell’amore: fraterno, paterno e, filiale e oggi sponsale. Nella saggezza essi si complimentcino, senza invidie o gelosie, senza paure e senza misteri.
Il fatto che un missionario laico si sposi diventa, spesso, motivo di divergenze. Questo perché, nella dialettica collettiva, egli è il simbolo della rinuncia. E’ l’incarnazione della privazione, della spoliazione degli agi, delle ricchezze, di qualsiasi cosa possa arrecargli un beneficio; è il puro e disinteressato rinnegamento di se stessi. Purtroppo la rinuncia, di cui sopra, per molti, contempla pure lo famiglia.
In questo senso, cari amici, io posso solo dirvi che l’uomo non è in grado di amare se non attraverso grazia ricevuta”. Solo attraverso la mediazione di Dio può scorrere nelle sue vene il sacro sentimento che accende i cuori e brama dell’infinito; possiamo forse rifiutare il Suo celeste dono? Credo che, al contrario, dobbiamo incarnarlo per farci testimoni della Sua bontà e della Sua volontà.
Con immutata stima e affetto
Marco Roberto Bertoli
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